È la seconda regione in Italia per numero di progetti da subito cantierabili

 

In risposta all’emergenza siccità c’è bisogno di creare nuovi invasi dove poter accumulare l’acqua nelle stagioni piovose e utilizzarla poi nei periodi siccitosi. C’è anche la Toscana fra le prime tre regioni pronte a partire con il “Piano laghetti” presentato dei giorni scorsi a Roma. In tutta Italia sono 223 i progetti definitivi ed esecutivi, cioè immediatamente cantierabili, approntati da ANBI e Coldiretti nell’ambito del piano, che punta a realizzare 10.000 invasi medio-piccoli e multifunzionali entro il 2030, in zone collinari e di pianura. Il maggior numero di attuali progetti interessa l’Emilia Romagna (40), seguita da Toscana (34) e Veneto; per quanto riguarda il CentroSud è la Calabria a vantare il maggior numero di progetti sul tappeto. In Toscana attualmente gli invasi sono 15 con capacità di 6,3 milioni di metri cubi: se ne propongono altri 34 per lo più subito cantierabili con capacità totale di 32,9 milioni di mc per aumentare la superficie irrigabile di 21.940 ettari.

A livello nazionale, i nuovi bacini incrementeranno di oltre il 60% l’attuale capacità complessiva dei 114 serbatoi esistenti e pari a poco più di 1 miliardo di metri cubi, contribuendo ad aumentare, in maniera significativa, la percentuale dell’11% di quantità di pioggia attualmente trattenuta al suolo. La realizzazione dei primi 223 laghetti comporterà nuova occupazione stimata in circa 16.300 unità lavorative e un incremento di quasi 435mila ettari nelle superfici irrigabili in tutta Italia. L’investimento a livello nazionale previsto per questa prima tranche del Piano Laghetti è di oltre 3,2 miliardi di euro.

«Anche in Toscana la siccità si sente, e si sente di più dove le grandi opere e i grandi invasi non sono stati realizzati – spiega Stefania Saccardi assessore all’agricoltura della Regione Toscana -. Firenze, e una parte dell’Aretino respirano un po’ di più grazie alle dighe di Bilancino e di Montedoglio, due opere importantissime che oggi consentono di salvare un pezzo della nostra regione ma che hanno avuto una progettazione e una realizzazione travagliate. E questo è il paradigma di un Paese che su questi temi deve cambiare. Si deve investire di più sull’irriguo aziendale, creando piccoli invasi per recuperare l’acqua piovana, e per realizzare grandi opere per le quali è però necessario costruire regole che ci consentano di snellire le procedure. Se non riusciamo a sburocratizzare, e la Toscana proprio in queste ore sta mettendo in piedi un gruppo lavoro per riuscire a semplificare le norme per la realizzazione di queste strutture, sarà difficile dare risposta rapida a un problema emergenziale ma che purtroppo negli anni diventerà strutturale».

«L’agricoltura toscana nel passato è stata meno bisognosa d’acqua rispetto ad altre regioni; adesso con la siccità e i cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di più acqua utilizzata con intelligenza – commenta Marco Bottino presidente di Anbi Toscana -. Poter sciogliere le riserve sul piano nazionale invasi è quindi un passaggio fondamentale che in Toscana, dove accanto all’impegno nella difesa del suolo stiamo modificando le nostre strutture per rispondere ai problemi di carenza idrica. Stiamo portando avanti progetti in sinergia con la Regione per 1,2 milioni di euro, puntando anche a intercettare i fondi del Pnrr. L ‘obiettivo quindi è solo togliere la sete ai cittadini toscani ma dare acqua a un’agricoltura di straordinario valore e consentirle di mettere a reddito le proprie colture».

Sempre nei giorni scorsi, sul tema invasi si è tenuto un incontro che ha visto al tavolo la Regione Toscana, Anbi Toscana con i sei Consorzi di Bonifica, l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale. L’obbiettivo è stato avviare una collaborazione che porti alla classificazione degli invasi già esistenti nella regione ma anche all’apertura di un tavolo sulla semplificazione amministrativa per la costruzione di nuovi invasi e per la loro gestione. A corollario degli invasi, perseguendo l’altro determinante obbiettivo strategico dell’autosufficienza energetica, dovranno essere realizzati in Italia 337 impianti fotovoltaici galleggianti (potranno occupare fino al 30% della superficie lacustre) e 76 impianti idroelettrici, capaci di produrre complessivamente oltre 7 milioni di megawattora all’anno.