Francesco Vincenzi, presidente ANBI: “Dalle incertezze della COP26 si uscirà solo continuando a  sviluppare una comune cultura dell’ambiente anche idrico”

Si rafforza la presenza italiana nella Rete Mondiale Unesco dei Musei dell’Acqua (WAMU-NET, Global Network of Water Museums): ANBI ha, infatti, deliberato di aderire con l’obbiettivo di valorizzare i tanti ecomusei dedicati alla risorsa idrica e promossi da Consorzi di bonifica e irrigazione.

“In questo modo, vogliamo dare un segno tangibile verso la promozione della cultura dell’acqua nel nostro Paese, portando la nostra esperienza su autorevoli scenari internazionali; allo stesso tempo ci mettiamo a disposizione per contribuire a mantenere la sede dell’importante network in Italia” afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

La Rete WAMU-NET è una delle 11 “iniziative faro” (“flagship initiatives”) di UNESCO-IHP (Programma Idrologico Intergovernativo),  esistenti al mondo e l’unica con sede in Italia, nonché la sola dedicata ai temi dell’educazione all’acqua ed alla sostenibilità.

La Rete conta attualmente 70 membri fra musei e “patrimoni” dell’acqua, che fanno registrare ogni anno oltre 30 milioni di visitatori. Il maggior numero di aderenti (51) si registra in Europa: Austria (2), Belgio (2), Croatia (1), Francia (1), Germania (2), Grecia (2), Ungheria (1), Irlanda(1), Italia (16), Portogallo (2), Romania (3), Olanda (11), Gran Bretagna (2), Spagna (4), Malta (1) Macedonia (1); seguono l’Asia con 12 (4 in Cina; 3 in India; 1 in Bangladesh, Iran, Qatar , Sud Korea,  Turchia), l’America con 5 (Canada, Ecuador, Messico; Uruguay, Usa) e l’Africa con 2 (Burkina Faso e Marocco).

I singoli musei, aderenti alla Rete,  possono inoltre creare “subnetwork regionali/continentali” per  raccogliere l’adesione di musei più piccoli; tale processo è già stato attivato in Cina, America Latina ed Africa, contando un ulteriore centinaio di minori musei dell’acqua.

“In questa articolata organizzazione – precisa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – ben si colloca l’esperienza dei Consorzi di bonifica ed irrigazione italiani, da cui dipendono variegate realtà museali, custodi di quella cultura del territorio, che siamo impegnati a promuovere in tanti modi; dalla salvaguardia idrogeologica alla qualità agroalimentare fino allo sviluppo di un sostenibile turismo ciclopedonale lungo i corsi d’acqua.”

La Rete WAMU-NET, registrata come onlus a Venezia,  è stata formalmente riconosciuta nel 2018 da una risoluzione del Consiglio Intergovernativo UNESCO-IHP per rafforzare, su scala mondiale, le attività educative, connesse ai “patrimoni ereditati”, sia culturali che naturali, di civiltà delle acque e sviluppo sostenibile.

Nel giugno 2021, il Consiglio Intergovernativo UNESCO-IHP ha approvato una nuova risoluzione dedicata a WAMU-NET, allo scopo di avviare la “fase 2” del programma: si invitano gli Stati, membri delle Nazioni Unite, a collaborare per il completamento di un “censimento mondiale dei patrimoni di civiltà delle acque”, coinvolgendo direttamente i 169 Comitati Nazionali esistenti, nonché a sostenere concretamente la Rete.

In questo ambito si prevede l’avvio di un progetto pilota  per realizzare un inventario dei musei / patrimoni di civiltà delle acque in Italia ed attivare una rete nazionale; ciò consentirebbe al nostro Paese di confermare la leadership su scala mondiale, creando una propria rete di soggetti attivi sui temi dell’acqua e della sostenibilità.

Presidente della Rete WAMU-NET è l’olandese Eddy Moors  (Rettore di IHE, Delft Institute for Water Education), mentre CEO/Executive Director è l’italiano  Eriberto Eulisse (Direttore Centro Civiltà dell’Acqua onlus).

L’iscrizione dei più importanti siti italiani della Bonifica alla Rete UNESCO consentirà di avviare una nuova fase di valorizzazione di questo importante patrimonio a livello nazionale ed internazionale.