Se al Nord compaiono le prima autobotti per la distribuzione potabile, l’emergenza acqua sta rapidamente estendendosi al Centro Italia: è questo l’ulteriore dato di preoccupazione, che emerge dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche nella prima stagione, in cui si evidenziano in maniera massiva le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla Penisola.

Emblematica risulta già la situazione di quello che “era” il secondo fiume della Toscana (il primo, l’Arno, ha flussi dimezzati rispetto alla media mensile e, in particolare, quasi 50.000 litri al secondo in meno rispetto al Giugno 2020) ridotto ormai ad uno stato torrentizio dopo mesi di sofferenza idrica: l’Ombrone registra attualmente una portata di 890 litri al secondo, quando il minimo per garantire la vita in alveo è indicato in  l/s 2000!

In Umbria, le scarse precipitazioni di Maggio trascinano livelli bassi nei corpi idrici della regione ma non solo: il fiume Tevere, nel suo tratto iniziale, registra il livello più basso dal 1996 (cm. 35) .

L’andamento deficitario del corso d’acqua tiberino prosegue nel Lazio, così come in calo sono i livelli dei laghi romani.

Al Nord “capitola” il delta del Po, “conquistato” ormai per 30 chilometri dalla risalita del cuneo salino, registrata a Goro con l’alta marea mentre, lungo tutta l’asta, il più importante fiume italiano è al di sotto dei minimi storici, registrando una “magra” epocale.

In rapida decrescita sono anche i grandi laghi del Nord Italia, il cui bilancio idrico è deficitario mentre in Lombardia sono ormai completamente esaurite, con 2 mesi d’anticipo, le riserve di neve. Ed è’ questa la grande differenza con l’estate 2021 che, pur avendo presentato lunghi periodi con assenza di precipitazioni, poteva contare su una riserva di neve, che ad inizio giugno era doppia rispetto alla media.

Anche gli invasi idroelettrici sono ai minimi storici.

“La grave situazione d’emergenza nel bacino padano necessita di un’assunzione di responsabilità che, nel rispetto delle priorità di legge, coinvolga tutti i soggetti interessati. Per questo, è necessaria l’attivazione di una cabina di regia sotto il coordinamento della Protezione Civile”, ribadisce Francesco Vincenzi Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Il deficit pluviometrico estremo rilevato per esempio su tutto il Piemonte, provoca livelli di falda quasi ovunque al di sotto dei minimi storici e anche in questa regione la riserva di neve risulta azzerata con 2 mesi d’anticipo.

Scendendo a Sud, a fare da cuscinetto con la grave situazione idrica, che si registra nell’Italia centro-settentrionale, è la Campania, dove permane il rischio di siccità ma salgono i livelli idrometrici dei principali fiumi.

Infine, in questa annata di siccità eccezionale, la Sicilia è sorprendentemente al riparo dai rischi di un’estate “assetata”, grazie ai buoni livelli registrati nei bacini nel mese di maggio (+20% rispetto all’anno scorso).

“E’ questa l’ennesima dimostrazione dell’importanza di avere bacini in grado di trattenere le acque di pioggia, così come previsto dalle tante proposte di nuovi invasi e laghetti, avanzate dai Consorzi di bonifica ed irrigazione – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – E’ evidente che a ciò devono essere affiancati interventi di infrastrutturazione non solo per portare l’acqua sul territorio, ma per ottimizzarne l’uso.”