Greve a Scandicci: al lavoro per rafforzare gli argini

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Non sono passati inosservati i lavori del Consorzio su un tratto della Greve a Scandicci, subito a monte del ponte 28 Febbraio, lungo via Generale Volpini.

In particolare, in molti si sono chiesti perché gli escavatori stessero “buttando la terra dentro il fiume” e alcuni hanno temuto per l’incolumità delle nutrie, particolarmente numerose in zona.
Il tratto terminale della Greve – per intendersi la parte di fiume che attraversa Scandicci fino alla confluenza in Arno – è un punto critico dal punto di vista della sicurezza idraulica.
Il fiume corre per tutto il tratto tra due argini in terra che devono essere mantenuti in perfetta efficienza: un loro collasso durante eventi di piena potrebbe portare all’allagamento di vaste zone di Scandicci. Questo è il motivo per cui tra le Bagnese e l’Arno vengono effettuati tre passaggi di sfalcio della vegetazione all’anno, mentre – ad esempio – tra Le Bagnese ed il Galluzzo il Consorzio interviene solo in caso di problemi.
L’intervento si è reso necessario per risolvere una situazione di pericolo data da più fattori concomitanti.
Prima di tutto, il fiume nel suo naturale divagare si è molto avvicinato all’argine, erodendone la base e minacciandone la stabilità; ad aggravare la situazione, poi, c’è la presenza di numerose tane di nutrie, che scavando l’area golenale e l’argine hanno reso insicura la pista di servizio (che rischiava di franare sotto le ruote dei trattori) e indebolito ulteriormente l’argine.
Per questo motivo, d’intesa con il Genio Civile Valdarno Superiore in qualità di ente competente per le manutenzioni straordinarie in quel tratto, il Consorzio sta risistemando la golena in modo da renderla di nuovo sicura e transitabile.
Il lavoro consiste nel ricentramento dell’alveo attraverso la movimentazione in loco dei sedimenti; si tratta dell’intervento in assoluto meno invasivo, in quanto ci si limita a movimentare materiali già presenti, senza inserire elementi estranei come murature o scogliere e senza asportare terra e ghiaie. Quindi viene re-immesso il sedimento depositato sulle banche all’interno dell’alveo bagnato. Si tratta di sedimenti fini che in caso di piena entrano in sospensione e proseguono il loro naturale ciclo di trasporto.
Ovviamente questo implica la necessità di intervenire periodicamente, cercando sempre di mantenere il fragile equilibrio tra dinamiche naturali del corso d’acqua ed esigenze di difesa idraulica.
Parte del lavoro consiste inevitabilmente nella distruzione delle tane di nutria con la ricompattazione del terreno. Va però detto che il tratto oggetto dell’intervento è estremamente circoscritto, il che dovrebbe permettere alle nutrie e agli altri animali di spostarsi agevolmente di qualche decina di metri più a monte. A riprova di questo possiamo dire che l’uccisione di animali duranti i lavori con gli escavatori è un evento rarissimo perché la macchina funge di per sé da dissuasore con il proprio rumore, le vibrazioni e la bassa velocità.
“Questo è solo uno delle centinaia di interventi che operiamo su tutto il reticolo per garantire la sicurezza idraulica dei nostri fiumi. Un lavoro silenzioso, svolto da operatori e tecnici di provata esperienza e competenza, che non sempre è facile comprendere e apprezzare” – dichiara il presidente del Consorzio di Bonifica Marco Bottino – “per questo siamo felici di poter illustrare i nostri interventi a tutti coloro che ci chiedono informazioni e chiarimenti”.