Il coinvolgimento e la collaborazione del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno
La ricerca sulla partecipazione degli ebrei nella bonifica è nata qualche anno fa dalla lettura del volume di Ariel Paggi “Un bambino nella tempesta” edito nel 2008; nei ricordi dell’allora piccolo Ariel, originario di Pitigliano, viene citato uno zio, Goffredo, che fu richiamato per il lavoro dal Consorzio di Bonifica e poi scomparso nel dicembre 1943. Una storia tutta nascosta, suffragata da altre poche tracce nell’archivio che si riferivano a questo poco conosciuto episodio della vita del Consorzio di Sesto Fiorentino (oggi inglobato nel CBMV3).
L’attingimento anche dai fondi archivistici del Consorzio, ancorché danneggiati dall’alluvione del 1966, per ricostruire una vicenda significativa come quella del lavoro coatto a cui furono destinati gli ebrei fra il 1940 e il 1943 fa comprendere come sia importante la gestione e la valorizzazione di archivi, anche apparentemente minori come quelli dei Consorzi, per lo studio storico e la conservazione, in questo caso, della memoria delle ingiustizie subite dagli appartenenti alla religione ebraica a seguito delle leggi razziali del 1938.
“È superfluo dire che nel Consorzio il ricordo di questo evento fosse stato completamente rimosso – spiega Daniele Vergari, storico e dipendente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno che ha seguito la vicenda – e tuttavia, sollecitati da questa piccola frammentaria notizia abbiamo cercato di capire se fosse possibile trovare altre informazioni fino a che, casualmente, il Consorzio è stato contattato da Vera Paggi, discendente di Goffredo. Con lei ha ripreso vigore la ricerca anche se il risultato è stato, solo apparentemente, deludente: l’Archivio del Consorzio di Bonifica della Piana di Sesto fu gravemente danneggiato dall’alluvione del 1966 e gli scarti di materiale archivistico furono notevoli forse anche per dimenticare una pagina complessa e difficile della vita consortile”.
Il risultato è stato la ricostruzione di un percorso, di una storia, dove si muovevano tre personaggi principali per il Consorzio: l’allora Presidente Conte Gino Passerini, figlio del Senatore Napoleone Passerini, agronomo ed esperto di aspetti della bonifica tanto che dal 1930 fu responsabile dell’Ispettorato Agrario della Toscana e poi dal 1953 ispiratore e Direttore dell’Istituto sperimentale di difesa del suolo di Firenze (ancora oggi esistente); l’allora Direttore Tecnico Ing. Livio Zoli, fratello di Adone (partigiano e politico democristiano, vicesindaco di Firenze dall’agosto 1944 e poi senatore, ministro e Presidente del Consiglio tra il 1957 e il 1958) professore universitario di topografia e costruzioni e assessore all’Urbanistica della Giunta La Pira e Manfredi de Horatiis, socio di studio professionale del Passerini, forestale poi professore dell’unica cattedra di idronomia montana d’Italia e direttore tecnico di esecuzione dei lavori del Consorzio. Le vicende del Consorzio, amministrato da un corpo tecnico di così elevato livello, furono fortemente influenzate dalla guerra e dagli eventi bellici.
Gli ebrei, obbligati dal 1942 al lavoro coatto, furono coinvolti nelle attività del Consorzio e a loro furono affidati i lavori di scavo di trincee e messa in posa di tubi in terracotta di un impianto di irrigazione nei pressi dell’Osmannoro. I lavoratori impiegati furono circa 20 che però, dopo l’8 settembre 1943, si dettero in gran parte alla macchia: di loro faceva parte ad esempio il partigiano Gianfranco Sarfatti, poi caduto in val d’Aosta ed altri ancora che parteciparono attivamente alla liberazione d’Italia.
Fra questi anche Goffredo Paggi, un uomo di circa 30 anni che, a differenza di altri, lavorava in ufficio per via della sua salute malferma. Protetto da parte dei suoi colleghi di lavoro, Goffredo Paggi, fu catturato grazie a una delazione e inviato a Auschwitz dove morì tre mesi dopo. La sua vicenda, raccontata magistralmente da Vera Paggi, è stata ricostruita grazie anche ai documenti del Consorzio che lo ha ospitato negli ultimi mesi della sua vita, nella speranza di salvarlo. Per il Consorzio è stato un modo per recuperare un pezzo della propria storia e comprendere come le vicende di un dipendente – anche se obbligato per legge – si siano mischiate a quella grande tragedia della Shoah.
“Vera Paggi, con questo libro dedicato a Goffredo, dona un volto all’orrore e nello stesso tempo ridà dignità e memoria a chi altrimenti, sarebbe rimasto solo un’ombra nella tragedia della Shoah – commenta il Presidente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, Marco Bottino – E so bene cosa vuol dire leggere sui libri di storia queste vicende o legarle a nomi, foto e particolari di vita quotidiana raccontati da chi serba la memoria dei propri cari. E in tempi in cui la scomparsa dei testimoni di quegli eventi lascia sempre più il posto alla riabilitazione dei carnefici libri come questo hanno il merito di inchiodarci alla storia, ai fatti. Distinguendo e non mescolando colpevoli e innocenti, carnefici e vittime”.










