Foto di Francesco Nigro

Il direttore generale dei consorzi di bonifica, Gargano: «Tra poche settimane, quando le alte temperature avranno fuso completamente il residuo manto nevoso in quota, potremo affidarci solo alle piogge estive per la ricarica degli acquiferi”.

Nel nord Italia c’è preoccupazione per la carenza di accumuli nivali, in particolare in Lombardia si rileva inferiore del 41% a quella del 2022, cioè ci sono 220 milioni di metri cubi in meno nell’indice Swe (Snow water equivalent).

ANBI fa sapere che si è innescata questa primavera una situazione particolare in tutta Italia, nonostante le piogge degli mesi passati e le nevicate in alta quota siano state abbondanti. L’Osservatorio sulle risorse Idriche dell’Anbi comunica: «È ormai evidente che il fronte delle criticità idriche si si stia spostando, nel 2026, dal Mezzogiorno alle regioni settentrionali d’Italia e, nonostante alcuni dati rassicuranti (i livelli idrometrici dei grandi laghi regolati o i volumi idrici invasati nei serbatoi piacentini e veneti), diversi elementi riportano ai difficili periodi di siccità del recente decennio».

I bacini di Adda, Brembo, Serio e Oglio sono già classificati in stato di severità idrica «media con precipitazioni», il livello più alto finora registrato nel distretto. Sotto osservazione è anche il Ticino, dove la neve disponibile è ampiamente sotto la media.

Il Po registra portate sotto la media in tutte le stazioni di riferimento, ma ancora nella variabilità considerata fisiologica per la stagione.

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