Nel Salone dei Cinquecento “1922-2022: la Bonifica per la sostenibilità”. Al via il percorso per la candidatura a patrimonio Unesco del paesaggio della bonifica

Anche a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, si sono celebrati i cento anni dal Congresso di San Donà di Piave che pose le basi della bonifica moderna, unendo aspetti di sanificazione, sicurezza idraulica e gestione delle acque a uso irriguo. Promosso da Anbi Toscana, in sinergia con Anbi Nazionale e Congresso Nazionale delle Bonifiche, e con il quotidiano La Nazione come media partner, l’evento “1922-2022: la Bonifica per la sostenibilità” ha permesso di fare il punto su quanto fatto e aprire una riflessione sull’impegno futuro fra sicurezza, sostenibilità, ambiente e agricoltura.

L’evento è arrivato all’indomani della Giornata delle Manutenzioni, promossa da Anbi Toscana e Regione Toscana e dedicata a tracciare il bilancio degli investimenti e dei relativi risultati delle attività di bonifica nella regione possibili anche grazie alla sinergia fra regione, consorzi e istituzioni che hanno dato vito a un vero e proprio “modello toscano”. Nel 2021 sono stati quasi 121 i milioni di euro investiti per tenere in sicurezza e in salute oltre 36mila chilometri di corsi d’acqua. Di questi, 6,5 milioni arrivano dalla Regione Toscana per la manutenzione ordinaria sulle opere di seconda categoria; 92 milioni da fondi dei Consorzi derivanti dal tributo di bonifica 2021 e altri 23 da investimenti extra tributo.

Numerosi gli interventi, coordinati da Piero Fachin vicedirettore del quotidiano La Nazione. «La disciplina dei fenomeni naturali, in epoca antica e recente, ha caratterizzato la nostra Regione – ha detto Eugenio Giani presidente della Regione Toscana -. Uno degli interventi più rilevanti fatti in Toscana è stato il lago di Bilancino. I Consorzi stanno facendo un grande lavoro, non solo nell’ambito della bonifica ma anche nell’irriguo. La bonifica diventa così irrigazione, gestione dell’acqua e cura dell’ambiente attraverso una capacità di disciplina del territorio che è parte della storia della Toscana da 2000 anni».

«Oggi si sta riscoprendo sempre più l’importanza fondamentale della cura dell’acqua – ha detto Luca Milani presidente del Consiglio Comunale di Firenze –. Noi ci siamo incamminati da tempo su questo terreno sul quale va costruito il futuro: non solo prevenzione dei corsi d’acqua ma tutela a tutto tondo». «L’Accademia che ho l’onore di rappresentare ha avviato dalla sua nascita un percorso per promuovere una nuova cultura del territorio – ha detto Massimo Vincenzini presidente dell’Accademia dei Georgofili –. In questo giorno di festa per i Consorzi sono qui in segno di vicinanza, con l’augurio di perseverare nell’azione intrapresa».

A seguire, la relazione introduttiva affidata a Massimo Gargano direttore di Anbi Nazionale: «anche oggi, come 100 anni fa, siamo in un periodo di economia bellica che ha trovato l’Europa impreparata – ha detto -: è necessario cogliere questo tempo per correggere le storture del sistema. Noi ci siamo attivati per dare il nostro contributo in base alle competenze che abbiamo, mettendo a punto il cosiddetto “Piano laghetti” per la raccolta d’acqua. Oltre 1 miliardo di metri cubi d’acqua utilizzabile per produrre energia idroelettrica tenendo sempre al centro il tema ambientale, trasformando i laghetti in aree di biodiversità con funzione di ricarica della falda».

Anna Guarducci dell’Università degli studi di Siena, nel tracciare una panoramica di cent’anni di bonifica in Toscana, ha parlato della possibilità di elevare i luoghi della Bonifica a siti Patrimonio Unesco. «Stiamo cercando di portare avanti la candidatura a patrimonio Unesco del paesaggio della bonifica – ha detto -. La Maremma grossetana potrebbe essere rappresentativa ma il percorso dovrebbe procedere insieme ad altri luoghi toscani. Siamo partiti insieme a CB6, Comune e Provincia di Grosseto, Parco della Maremma, Università di Siena e Archimedia Trust Onlus. Dopo lo stop dovuto alla pandemia, da pochi mesi abbiamo presentato il progetto alla Regione e auspichiamo il coinvolgimento di Anbi, di tutti i Consorzi e di altre università».

Fra i temi affrontati, la transizione ecologica e l’emergenza climatica in Toscana, con focus sul contributo del sistema consortile. «Il Piano di transizione della Regione abbraccia politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e azioni volte a far diventare il nostro territorio più resiliente – ha detto Monia Monni assessore alla Transizione ecologica e sviluppo sostenibile della Regione Toscana -. Un doppio lavoro di difesa dai fiumi e dei fiumi, che vede Regione e Consorzi lavorare in stretta sinergia». «Firenze è nata attorno al fiume Arno; poi l’alluvione del ’66 ha fatto nascere un sentimento di diffidenza – ha ricordato Cecilia Del Re assessore all’ambiente del Comune di Firenze -. È proprio grazie ai tanti interventi degli ultimi anni che la città è tornata a riappropriarsi di questo spazio. La prospettiva è far tornare il fiume al centro: un approccio possibile solo grazie all’impegno degli enti coinvolti».

Sullo stesso tema è intervenuto anche Massimo Lucchesi segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale che si è concentrato sul Contratto di Fiume. «Il Patto per l’Arno attiva un dialogo sulle scelte che impattano sul fiume – ha spiegato – l’obbiettivo è mettere insieme tutti i soggetti ma anche i cittadini nella promozione di una serie d’iniziative per scopi di qualità, fruibilità e promozione dei territori». «I Consorzi sono custodi ogni giorno delle acque superficiali; sono sul territorio e lo conoscono – ha spiegato Giovanni Massini direttore della struttura di difesa del suolo e protezione civile della Regione Toscana -. E questo prevede anche la gestione degli specchi d’acqua. In Toscana abbiamo 15mila specchi d’acqua, di cui 4mila di grandi dimensioni: valorizzare questi ambienti può essere una risposta importante alla crisi idrica, con i Consorzi come principali attori operativi».

La seconda parte della mattinata ha visto al centro proprio il tema dei Consorzi di bonifica e dell’uso sostenibile dell’acqua in agricoltura. «Dobbiamo dare un nome alla situazione ed è ‘crisi climatica’ – ha detto Susanna Cenni vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera -. L’approccio attuale è più orientato a riparare i danni che a fare interventi di prospettiva; è necessario cambiare atteggiamento e mettere in campo una trasformazione profonda. Abbiamo le risorse, importanti, grazie alla Pac e al Pnrr che ha stanziato 280 milioni proprio per l’agricoltura che si sommano ad altri 440 già stanziati, abbiamo gli strumenti, i Consorzi di Bonifica, abbiamo sfide come autonomia energetica e sicurezza alimentare, abbiamo una visione nuova: non possiamo permetterci di sbagliare».

Per la Regione Toscana è intervenuta anche Stefania Saccardi vicepresidente e assessora all’Agricoltura. «È  necessario porre sempre più attenzione sull’aspetto irriguo, rendendolo un tema all’ordine del giorno – ha sottolineato –. Le politiche su questo fronte devono essere coordinate. Confidiamo nel nuovo bando del Pnrr che consentirà la realizzazione nuovi impianti: per questo abbiamo attivato un fondo di rotazione di 1,2 milioni attraverso il quale avviare progettazioni per attingere a queste risorse». «Ci siamo impegnati molto come Regione perché l’agricoltura di precisione diventi un’opportunità – ha aggiunto Roberto Scalacci a capo della Direzione agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana -. Sono stati attivati due interventi per l’attuazione di moderne tecnologie con cui si potrà monitorare l’uso dell’acqua ma anche di fitofarmaci e concimi per mitigare anche l’impatto ambientale».

«Dieci anni fa, quando è scattata la nuova legge regionale, la sfida che avevamo davanti ci sembrava impossibile anche perché spesso l’unione fra enti non è cosa facile – ha concluso Marco Bottino presidente di Anbi Toscana -. Noi ce l’abbiamo fatta con spirito di squadra e di competizione, eredi di questa tradizione di San Donà del Piave che decise di dare una svolta a questo Paese. Ora, una grande sfida che abbiamo davanti è quella delle zone montane: abbiamo bisogno di intervenire su reticolo idraulico montano, anche in sinergia con l’agricoltura perché uno dei problemi all’origine è proprio l’abbandono dei terreni agricoli. È inoltre arrivato il momento di sviluppare una cultura irrigua e una nuova consapevolezza della necessità di recuperare piccoli e medi invasi e realizzarne di nuovi. Lavoreremo per creare un progetto per ogni consorzio per partecipare a tutti quei finanziamenti a cui è possibile attingere. Ma anche al Contratto di Fiume per dare alla regione nuove opportunità e strutture per vivere i fiumi».