{"id":10394,"date":"2024-09-24T15:53:18","date_gmt":"2024-09-24T13:53:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mediovaldarno.it\/news\/?p=10394"},"modified":"2024-09-24T15:53:18","modified_gmt":"2024-09-24T13:53:18","slug":"dragare-i-fiumi-e-pericoloso-e-non-previene-le-alluvioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mediovaldarno.it\/news\/dragare-i-fiumi-e-pericoloso-e-non-previene-le-alluvioni\/","title":{"rendered":"Dragare i fiumi \u00e8 pericoloso e non previene le alluvioni"},"content":{"rendered":"<h3>Riportiamo un interessante articolo dal sito: Dati Meteo Asti<\/h3>\n<p>In questo articolo cercheremo di sfatare uno dei pi\u00f9 grandi miti riguardanti i corsi d\u2019acqua e le alluvioni: si tratta di una credenza popolare che ha dell\u2019incredibile per quanto sia tutt\u2019ora condivisa dalla maggior parte della popolazione (e sposata anche da molti politici pur non avendo alcuna competenza in materia) e che con puntualit\u00e0 svizzera torna in auge nel momento immediatamente successivo ad un\u2019alluvione. Stiamo parlando dell\u2019annosa questione della pulizia dei fiumi tramite operazioni di dragaggio per asportare ghiaia e sedimenti al fine di aumentarne la sezione per permettere il transito di un maggior volume d\u2019acqua e contenere future piene evitando gravi alluvioni. Smentiremo l\u2019utilit\u00e0 di questa pratica \u2013 sottolineando anzi quanto essa sia pericolosa \u2013 dando spazio ad articoli ed interviste di esperti del settore e faremo un discorso pi\u00f9 ampio andando ad analizzare quali possono essere le reali cause di alluvioni e fenomeni estremi apparentemente sempre pi\u00f9 intensi e frequenti.<\/p>\n<p><strong>Pulizia dei fiumi s\u00ec, ma dragare i corsi d\u2019acqua \u00e8 pericoloso: vi spieghiamo il perch\u00e8<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cErano saggi i nostri nonni che al loro tempo tenevano puliti i fiumi\u201d<\/em>\u00a0e ancora\u00a0<em>\u201cuna volta quando si dragavano i fiumi non c\u2019erano queste alluvioni\u201d:\u00a0<\/em>sono solo alcune delle affermazioni pi\u00f9 comuni che si leggono con frequenza sui social a seguito di una alluvione. Per favore, non andiamo a scomodare i nostri nonni, che, per quanto fossero grandi lavoratori e conoscitori della terra, non hanno mai conseguito una laurea in geologia o ingegneria idraulica. Le cronache del passato sono piene di testimonianze su terribili alluvioni avvenute anche in epoche remote, d\u2019altronde si tratta di un evento naturale per un corso d\u2019acqua, che avviene in maniera ciclica.\u00a0<strong>La manutenzione dei fiumi e la prevenzione del rischio idraulico non si fanno estraendo ghiaia dai loro alvei: pi\u00f9 importante e necessario, sarebbe invece il contributo della pulizia dei fiumi da alberi, arbusti e quanto altro ostruisce o riduce la sezione fluviale,<\/strong> come ad esempio le grosse quantit\u00e0 di legname che spesso si trovano lungo le rive dei corsi d\u2019acqua in ambienti montani che possono essere trascinate dalla corrente con effetti disastrosi a valle, dove possono fungere da tappo ostruendo un attraversamento presente lungo il fiume, con il risultato di amplificare ulteriormente la piena. In ogni caso, la pulizia in alveo, con asportazione di alberi e arbusti deve essere selettiva e guidata, anche in collaborazione con altre professionalit\u00e0 (ad es. agronomi), finalizzati alla funzionalit\u00e0 e vocazionalit\u00e0 idraulica dei corpi idrici superficiali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Danni-Garessio-3-ottobre-2020-3-1-1024x375.jpeg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Grosse quantit\u00e0 di legname si sono accumulate per le vie del centro storico di Garessio (CN, Alta Valle Tanaro) a seguito dell\u2019alluvione del 2 ottobre 2020: si tratta di una situazione del tutto simile a quanto gi\u00e0 avvenuto in occasione delle alluvioni del 2016 e del 1994.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Detriti-Castelletto-1024x397-1024x397.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Grande accumulo di legname e detriti a Castelletto d\u2019Orba (AL) lungo il Rio Arbara a seguito dell\u2019alluvione del 21 ottobre 2019: in questo caso i grossi tronchi sono stati bloccati sotto l\u2019arcata di un ponte la cui sezione\u00a0di deflusso \u00e8 insufficiente per permettere il regolare scorrimento delle acque durante una piena.<\/em><\/p>\n<p>Le critiche pi\u00f9 feroci vengono mosse dalla maggior parte delle cittadini verso le amministrazioni comunali che non si preoccupano di pulire fiumi e torrenti asportando sabbie, ghiaie e sedimenti come \u00e8 stato fatto per molti anni nel Dopoguerra. Purtroppo\u00a0<strong>oggi sappiamo, grazie a studi scientifici, che \u00e8 stato un grosso errore dragare i corsi d\u2019acqua:<\/strong>\u00a0questa azione non ha fatto altro che accentuare ulteriormente l\u2019erosione nell\u2019alveo del fiume. Infatti il funzionamento di un corso d\u2019acqua non \u00e8 cos\u00ec banale: pensare di togliere materiale dal suo letto per aumentarne la sezione in modo che l\u2019alveo possa contenere un maggior volume d\u2019acqua \u00e8 un concetto semplicistico e completamente sbagliato. Tuttavia tale convinzione \u00e8 radicata in una larga fetta di popolazione e nemmeno di fronte a prove scientifiche in grado di confutarla viene messa in discussione.<\/p>\n<p>Riguardo il caso della pulizia dei fiumi vogliamo citare una recente intervista rilasciata dal\u00a0<strong>Dottor Stefano Fenoglio, ecologo fluviale e docente di presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino<\/strong>, che bene affronta la questione e spiega perch\u00e8, non solo \u00e8 inutile, ma anche controproducente, dragare i corsi d\u2019acqua e quali soluzioni si possono adottare per cercare di prevenire nuove alluvioni:<\/p>\n<p><em><strong>\u201cE\u2019 diffuso il luogo comune per cui la presenza di ammassi di materiali ghiaiosi nei nostri fiumi sarebbe da annoverare tra le cause delle sempre pi\u00f9 frequenti alluvioni<\/strong>, in quanto questi materiali avrebbero innalzato il letto del fiume, riducendone la sezione di deflusso ed aumentando quindi i rischi di esondazione.\u00a0<strong>Quali sono le basi tecnico-scientifiche di tali asserzioni? Nessuna, anzi tutti i dati che abbiamo a nostra disposizione sostengono il contrario.<\/strong>\u00a0In primo luogo, occorre separare e distinguere gli interventi puntuali di rimozione degli inerti dall\u2019alveo da una diffusa e generale operazione che dovrebbe interessare interi reticoli fluviali. Nel primo caso le opere possono essere utili, anzi necessarie (ad esempio all\u2019interno di centri abitati), mentre nel secondo non solo sono inutili, ma addirittura dannose.\u00a0In primo luogo, mentre si sostiene che l\u2019accumulo di inerti, come ghiaia, o sabbia, \u00e8 andato aumentando negli ultimi decenni, \u00e8 generalmente vero il contrario. Il letto nei nostri fiumi non si sta alzando, anzi al contrario si sta abbassando.\u00a0<strong>L\u2019eccessiva escavazione di sedimenti dall\u2019alveo che si \u00e8 verificata dal dopoguerra all\u2019inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo ha scatenato un impressionante fenomeno di erosione regressiva<\/strong>, con la conseguente massiccia incisione degli alvei. Gli isolotti di ghiaia aumentano non perch\u00e9 il fiume li deposita di pi\u00f9, ma perch\u00e9 il fiume si abbassa, incide il letto e li fa emergere. Il Po a Cremona si \u00e8 abbassato di oltre sei metri in cent\u2019anni. Inoltre, i ponti che attraversano i principali fiumi piemontesi hanno i pilastri scalzati.\u00a0<strong>Togliendo ulteriore materiale si favorisce una ulteriore incisione e si accresce il pericolo idraulico.<\/strong>\u00a0<strong>Il problema della gestione degli eventi alluvionali non si risolve facendo scorrere pi\u00f9 velocemente l\u2019acqua, ma dissipandone l\u2019energia.<\/strong>\u00a0[Per prevenire nuovi disastri serve] rispetto delle fasce boscate naturali, rispetto della naturale morfologia degli alvei, rispetto delle aree di espansione naturali del fiume e quindi\u00a0<strong>lotta assoluta all\u2019abusivismo e alla costruzione di edifici e strutture nell\u2019alveo di piena:<\/strong>\u00a0questi sono gli strumenti necessari. Se guardiamo l\u2019urbanistica delle nostre montagne, delle Langhe, del Monferrato si vede benissimo che i nostri vecchi costruivano sempre sui versanti, laddove sorgono ancora campanili, vecchie case, chiese, mentre noi oggigiorno costruiamo in alveo. E non si venga a dire che una volta si pulivano gli alvei e adesso no: un tempo si utilizzava lavoro manuale, non meccanizzato e ad esempio sulle Alpi laddove una intera borgata faceva la \u2018roida\u2019, cio\u00e8 la corv\u00e9e, per pulire il letto di un canale con un lavoro che durava parecchi giorni adesso un escavatore fa il doppio del lavoro in poche ore. Invece di continuare a rimuovere sedimenti dai fiumi, come chiede in Italia una parte poco informata della popolazione, bisognerebbe guardare a cosa si fa negli altri paesi europei vicini a noi, come Francia, Austria e Germania, dove ad esempio vengono ripristinate larghe fasce di vegetazione ripariale.<strong>\u00a0La gestione dei fiumi<\/strong>, purtroppo,\u00a0<strong>viene sempre pi\u00f9 spesso affrontata trascurando o addirittura mettendo in discussione l\u2019approccio tecnico-scientifico.\u00a0Il grande problema \u00e8 che<\/strong>\u00a0in qualsiasi campo, dalla medicina alla sismologia,\u00a0<strong>assistiamo<\/strong>\u00a0desolatamente\u00a0<strong>al dilagare di una mentalit\u00e0 pseudoscientifica ed al proliferare di teorie che<\/strong>, pur ammantandosi di una patina scientifica,\u00a0<strong>rifiutano<\/strong>\u00a0o comunque non hanno alcuna corrispondenza con\u00a0<strong>il metodo sperimentale\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Andiamo ora ad analizzare gli effetti disastrosi che si possono verificare in caso di operazioni sconsiderate di dragaggio lungo i corsi d\u2019acqua<\/strong>\u00a0attraverso questo estratto dell\u2019articolo \u201cL\u2019uomo e i corsi d\u2019acqua: una convivenza che \u00e8 diventata difficile fra urbanizzazioni intensive, alluvioni, danni e proposte di legge per rimuovere i sedimenti fluviali\u201d di\u00a0<strong>Fabio Luino, geologo e ricercatore presso il CNR-IRPI di Torino,<\/strong>\u00a0pubblicato sul numero 2\/2019 del Periodico trimestrale della SIGEA (Societ\u00e0 Italiana di Geologia Ambientale) (<strong><a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Flookaside.fbsbx.com%2Ffile%2FGDA_2-2019_WEB_Luino.pdf%3Ftoken%3DAWziPgXbtcTSd9tVEyvrfscphWvjM_YmVNYDJStBKPCnJTwvKHD9sRX6QvTR8XHUCnTKkTOkvpHeZlUhqnhcY0VtbubSHss7ssCJfy8ZNfMS24PBehUd-FuhgxwQmvnEg0GucrtDvCS-_WUYB0kKiYM_MvQgzqCFdFBF-AIoNLc5qyajkA4JcbG_0vJf1aUWvrEvyAi76J94rUr-i5YJXEsvNT88NNJq1OXiCNpZT9TT9S2WlbI33uqpVom7exiRTCUujr18z08fpJoK9zlqMi2swau184oQpfojN_ckvs6s7sbbOVhvI0uvB1Ol9F4WZaE&amp;h=AT2t-5sjNaM0-5ArIvJjedSA9nPopCS17cNK5MvZ997wLtLYxWtqX-4b6MgdCa6aajDvkEnuOEz-ErAWwv8yB_k7k7HrHkSN3u7QwPqaQMHso_e9Q9PtqFRHOLdGfOA2k-HKXOp9OmkZkg&amp;__tn__=H-R&amp;c[0]=AT1g1ESsrlOLQ0vtxHNWUbAKrHPmSUUTw1sTV3a4cU3rDLdfYbFwKmZOrXbz0tXs24qSiY43cT5ThlWePezMD7U16rxfa4mWt4JE4Tj276JzKyeojMoVdVFinXI2L3Vojco9J-Tdj7SuPwvg2jKfzUxWOuIjyBIUK9ICj7z-Ci_T80sDpDwWg6dnV8h-NccWegtSXMAqjq1zD8HPKzd7Qu9INXSF210\">CLICCA QUI<\/a><\/strong>\u00a0per l\u2019articolo integrale).<\/p>\n<p><em>\u201cLa naturale mobilit\u00e0 dei fiumi, in particolare nelle aree non confinate dai versanti, e l\u2019alternanza delle portate tra la fase di piena e quella di magra hanno indotto molti a considerarli spesso come elementi territoriali scomodi, in conflitto con le esigenze di uso del suolo, particolarmente nelle aree pianeggianti e soprattutto nell\u2019attraversamento delle aree urbanizzate.\u00a0Molti sanno che in Italia la pratica dell\u2019estrazione di inerti dai corsi d\u2019acqua \u00e8 gi\u00e0 stata ampiamente utilizzata. Basti pensare che nell\u2019alveo del Po e dei suoi affluenti, negli \u201960 e \u201970 del secolo scorso, sono stati estratti circa 12 milioni di m3\/anno (dati relativi ai volumi concessi, che ahim\u00e8 sono sempre inferiori ai volumi reali estratti dagli alvei). Nonostante in Italia l\u2019estrazione di inerti in alveo sia formalmente vietata dagli anni \u201970-\u201980, per le palesi nefaste conseguenze che descriver\u00f2 di seguito\u2026 la richiesta \u00e8 ancora molto pressante e vengono ancora rilasciate concessioni, generalmente mascherate da motivazioni di tipo idraulico. D\u2019altronde portare via il sedimento dai corsi d\u2019acqua ha diversi vantaggi (per chi lo fa): 1) \u00e8 di facile estrazione; 2) il materiale \u00e8 di qualit\u00e0 pregevole, poich\u00e9 risulta gi\u00e0 pulito (cio\u00e8 privo di sedimenti fini), disomogeneo e ben arrotondato; 3) le zone di estrazione sono solitamente vicine ai punti di stoccaggio e di vendita (quindi con costi di trasporto minimi). I costi ambientali? Beh, non sono quasi mai presi in considerazione nelle valutazioni di progetti estrattivi e di conseguenza la \u201crisorsa corso d\u2019acqua\u201d appare molto pi\u00f9 conveniente rispetto ad altre fonti (cave).\u00a0<strong>Ma asportare i sedimenti,\u00a0<\/strong>purtroppo,\u00a0<strong>\u00e8 stato ampiamente dimostrato come alteri l\u2019equilibrio del corso d\u2019acqua,<\/strong>\u00a0che nel giro di qualche anno tender\u00e0 a definire un nuovo profilo di equilibrio<strong>\u00a0aumentando la propria azione erosiva di fondo alveo determinando la scomparsa del materasso alluvionale ed il conseguente restringimento dell\u2019alveo stesso<\/strong>. Sicuramente questa pratica aumenta il rischio a valle perch\u00e9 accelera e concentra i deflussi (che non sono mai solamente liquidi), accentua di conseguenza il picco di piena e la sua velocit\u00e0 di trasferimento verso valle. Inoltre, in generale rende instabile l\u2019equilibrio geomorfologico, generando un effetto domino: le costose opere di contenimento e di mitigazione dell\u2019erosione realizzate lungo le sponde (scogliere, gabbionate, argini etc.) in molti punti risultano avere perso la propria funzionalit\u00e0, essendo ormai sospese rispetto alle dinamiche fluviali. E a monte? Oltre all\u2019abbassamento diretto del livello del fondo nella zona di estrazione, l\u2019escavazione modifica il profilo longitudinale, provocando un aumento locale di pendenza che tende a migrare verso monte, creando una erosione regressiva.\u00a0<strong>Asportare sedimenti dai corsi d\u2019acqua compromette quindi inevitabilmente la stabilit\u00e0 delle opere longitudinali sulle sponde e anche quelle di attraversamento. Spesso in passato, lungo alvei pesantemente utilizzati per l\u2019estrazione di inerti, abbiamo visto crollare ponti per sottoscalzamento delle pile:<\/strong>\u00a0nel 1966 (dopo pochi anni di estrazione) croll\u00f2 il ponte di Romito sul Fiume Magra, nel 1993 il ponte della tangenziale di Biella sul T. Cervo, fenomeno avvenuto proprio a causa di anomali approfondimenti del fondo alveo (in Cervo sino a 6 metri) dovuti all\u2019asportazione per decenni di grandi quantitativi di materiale ghiaioso\/ciottoloso da parte dei cavatori. Ancora oggi lungo i corsi d\u2019acqua ogni tanto si possono vedere\u00a0ponti con strutture fatiscenti e pile che sembrano grissini piantati su un fondo instabile. E correre ai ripari adesso \u00e8 molto oneroso. Sul Fiume Tanaro qualche anno fa \u00e8 stato condotto un intervento a salvaguardia di un\u2019opera di attraversamento e non l\u2019hanno certamente pagato i cavatori che si erano arricchiti, ma la Regione Piemonte\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/empoli_ponte.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Ponte sull\u2019Arno ad Empoli in un confronto tra il 1954, prima che iniziassero le escavazioni, ed una attuale: \u00e8 evidente come l\u2019alveo si sia nettamente approfondito portando alla luce la parte inferiore delle due pile (fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.dellastoriadempoli.it\/\">link<\/a>).<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Dragaggio.png\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Fiume Adda, ponte fra Traona e Cosio (foto de La Gazzetta di Sondrio). L\u2019originario livello del fondo alveo \u00e8 evidenziato dalla linea rossa. L\u2019approfondimento \u00e8 molto evidente e mina la stabilit\u00e0 dell\u2019opera. (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Flookaside.fbsbx.com%2Ffile%2FGDA_2-2019_WEB_Luino.pdf%3Ftoken%3DAWziPgXbtcTSd9tVEyvrfscphWvjM_YmVNYDJStBKPCnJTwvKHD9sRX6QvTR8XHUCnTKkTOkvpHeZlUhqnhcY0VtbubSHss7ssCJfy8ZNfMS24PBehUd-FuhgxwQmvnEg0GucrtDvCS-_WUYB0kKiYM_MvQgzqCFdFBF-AIoNLc5qyajkA4JcbG_0vJf1aUWvrEvyAi76J94rUr-i5YJXEsvNT88NNJq1OXiCNpZT9TT9S2WlbI33uqpVom7exiRTCUujr18z08fpJoK9zlqMi2swau184oQpfojN_ckvs6s7sbbOVhvI0uvB1Ol9F4WZaE&amp;h=AT2t-5sjNaM0-5ArIvJjedSA9nPopCS17cNK5MvZ997wLtLYxWtqX-4b6MgdCa6aajDvkEnuOEz-ErAWwv8yB_k7k7HrHkSN3u7QwPqaQMHso_e9Q9PtqFRHOLdGfOA2k-HKXOp9OmkZkg&amp;__tn__=H-R&amp;c[0]=AT1g1ESsrlOLQ0vtxHNWUbAKrHPmSUUTw1sTV3a4cU3rDLdfYbFwKmZOrXbz0tXs24qSiY43cT5ThlWePezMD7U16rxfa4mWt4JE4Tj276JzKyeojMoVdVFinXI2L3Vojco9J-Tdj7SuPwvg2jKfzUxWOuIjyBIUK9ICj7z-Ci_T80sDpDwWg6dnV8h-NccWegtSXMAqjq1zD8HPKzd7Qu9INXSF210\">PDF<\/a>).<\/em><\/p>\n<p><strong>Alluvioni e fenomeni estremi sempre pi\u00f9 frequenti: se non \u00e8 colpa del mancato dragaggio dei fiumi, allora quali sono le cause? Urbanizzazione sconsiderata e riscaldamento globale\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se oggi gli episodi alluvionali ci sembrano pi\u00f9 frequenti e dannosi il motivo<\/strong>\u00a0non\u00a0<strong>va ricercato nella<\/strong>\u00a0mancata asportazione di sedimenti dal letto dei fiumi \u2013 come abbiamo gi\u00e0 ampiamente spiegato \u2013 ma, come sottolinea ancora il geologo Fabio Luino, piuttosto nella\u00a0<em>\u201c<strong>dilagante urbanizzazione che a partire dalla met\u00e0 degli anni \u201950 del secolo scorso ha progressivamente occupato le aree ancora libere con una lenta, ma inesorabile invasione degli spazi vitali dei corsi d\u2019acqua.<\/strong>\u00a0Lo sviluppo urbanistico a partire da quel periodo \u00e8 avvenuto, infatti, attraverso una sistematica sottrazione di quelle fasce ubicate ai lati delle sponde naturali ove il corso d\u2019acqua poteva divagare senza creare danni: questi corridoi erano una sorta di \u201cpolmone\u201d, di aree di espansione atte a contenere gli eventi straordinari, una sorta di garanzia. Ora, invece, abbiamo torrenti e fiumi quasi costantemente canalizzati, costretti spesso in passaggi angusti fra case, ponti, ponticelli, argini e scogliere: il loro alveo \u00e8 stato ridotto, della met\u00e0, e in alcuni casi anche ad un terzo della ampiezza originale\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/20201003-Limone1_GiorgioBernardi.jpg\" \/>Un esempio recente \u00e8 fornito da quanto accaduto nel centro di Limone Piemonte a seguito dell\u2019alluvione del 2 ottobre scorso quando una piena del Rio San Giovanni, tributario del Torrente Vermenagna, \u00e8 stata causa di erosioni spondali minando la stabilit\u00e0 di un edificio che si trovava in una posizione evidentemente a rischio alluvionale (foto: Giorgio Bernardi).<\/em><\/p>\n<p>In casi ancor pi\u00f9 gravi il letto dei fiumi \u00e8 stato completamente modificato obbligando i corsi d\u2019acqua a percorrere stretti canali cementati che in alcuni casi transitano al di sotto di strade, piazze, parcheggi e talvolta persino condomini. Un corso d\u2019acqua costretto a percorrere un canale artificiale svilupper\u00e0 ondate di piena molto piu rapide rispetto ad un altro che ha un alveo naturale: questo aumenta il rischio di esondazioni a valle.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Rio-Misureto-Alba.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Il caso del Rio Misureto ad Alba (CN): in questa ripresa aerea di Google Earth viene evidenziato il percorso del rio (linea azzurra) che per un lungo tratto \u00e8 tombinato e transita al di sotto di strade ed abitazioni (elaborazione grafica di Fabio Borgogno).<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Rio-Misureto.jpg\" width=\"358\" height=\"637\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Il Rio Misureto esondato ad Alba durante l\u2019intenso temporale del 5 settembre 2019: la portata di questo breve corso d\u2019acqua \u00e8 pressoch\u00e8 inesistente durante i mesi estivi, tuttavia a seguito di forti precipitazioni concentrate in brevi archi temporali pu\u00f2 dare luogo ad improvvise piene. A causa di circa 70 mm\/1 ora a monte, si \u00e8 sviluppata una rapida piena lungo il corso d\u2019acqua: il rio costretto a percorrere un angusto canale in cemento la cui sezione \u00e8 chiaramente insufficiente a contenere eventi di piena di questo genere \u00e8 esondato allagando da un metro d\u2019acqua e fango il tratto di Corso Langhe sotto cui transita (<strong><a href=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/articoli-temporali-violenti\/5-settembre-2019-violento-nubifragio-sulle-langhe\/\">CLICCA QUI<\/a><\/strong>\u00a0per l\u2019analisi dell\u2019evento).<\/em><\/p>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\">\n<p><strong>E\u2019 sbagliato pensare che tutte le alluvioni si potrebbero evitare, a maggior ragione nella situazione attuale di cambiamento climatico in cui dobbiamo far fronte ad eventi probabilmente sempre pi\u00f9 estremi<\/strong>\u00a0e in grado di superare anche le pi\u00f9 pessimistiche previsioni. Tuttavia possiamo mitigarne gli effetti in termini di perdite di vite umane: negli ultimi 20\/30 anni sono stati fatti importanti progressi sotto questo punto di vista grazie alla nascita della Protezione Civile nel 1992 e ad una prevenzione sempre maggiore.\u00a0 Questo non va dimenticato, perch\u00e8 le recenti alluvioni del novembre 2016, ottobre 2019, novembre 2019 ed ottobre 2020 avrebbero potuto avere effetti ben pi\u00f9 gravi se fossero avvenute il secolo scorso.<\/p>\n<p><strong>Anche se sono ancora pochi gli studi che dimostrino un evidente aumento della frequenza e dell\u2019intensit\u00e0 di questi fenomeni, alcuni eventi recenti\u00a0sono stati molto significativi in tal senso:<\/strong>\u00a0basta pensare all\u2019eccezionale episodio accaduto solo pochi giorni fa durante il quale sono cadute delle quantit\u00e0 di pioggia inedite nell\u2019arco di 24 ore, non solo in Piemonte ma anche nel Sud della Francia. In oltre un secolo di osservazioni pluviometriche sul territorio piemontese (la prima rete capillare di stazioni meteorologiche nacque nel 1913 con la creazione dell\u2019Ufficio Idrografico del Po) mai prima d\u2019ora si erano misurati 634 mm di pioggia in 24 ore come \u00e8 avvenuto in Valstrona (VB) e mai sulle Alpi Marittime erano caduti 517 mm in 12 ore come \u00e8 avvenuto a Limone Pancani (CN). Tali quantit\u00e0 di pioggia in un arco temporale cos\u00ec ristretto si sono rese responsabili dello sviluppo di incrementi idrometrici lungo aste fluviali importanti come il Tanaro, il Sesia ed il Toce fino ad ora completamente sconosciuti per la loro rapidit\u00e0: tutte le grandi alluvioni del passato si erano sviluppate nell\u2019arco di 2 o pi\u00f9 giorni, mentre in questa occasione sono bastate poche ore per mettere in crisi le rete idrografica primaria.<\/p>\n<p>Proprio qui\u00a0<strong>nel bacino del Mediterraneo, pi\u00f9 che altrove, c\u2019\u00e8 la probabilit\u00e0 di riscontrare un aumento dei fenomeni estremi:<\/strong>\u00a0l\u2019area del Mare Nostrum infatti \u00e8 considerato un\u00a0<strong>\u201chot spot\u201d<\/strong>, cio\u00e8 un\u2019area dove l\u2019aumento della temperatura \u00e8 maggiore rispetto alla media globale. Di conseguenza ci troviamo in una zona pi\u00f9 esposta agli effetti del cambiamento climatico, anche perch\u00e8, oltre alle temperature medie dell\u2019aria, aumentano quelle superficiali del mare.<\/p>\n<p>Dall\u2019esaustiva relazione redatta dai meteorologi e climatologi di Nimbus-SMI\u00a0(<strong><a href=\"http:\/\/www.nimbus.it\/eventi\/2020\/201005AlluvioneItaliaNW.htm\">QUI<\/a><\/strong>\u00a0per l\u2019articolo completo) possiamo capire meglio quanto il ruolo del mare caldo possa influire durante l\u2019autunno in occasione di intensi peggioramenti piovosi.\u00a0<em>\u201cNonostante le burrasche e il brusco raffreddamento di fine settembre 2020, nei giorni precedenti le piogge di inizio ottobre le temperature superficiali del Mediterraneo intorno all\u2019Italia restavano comunque superiori al normale di 1-2 \u00b0C a causa dei caldi mesi precedenti (il periodo gennaio-agosto 2020 in Italia \u00e8 secondo tra i pi\u00f9 caldi dal 1800, con anomalia di +1,1 \u00b0C rispetto al trentennio 1981-2010, dopo il caso del 2018).\u00a0<strong>Un mare pi\u00f9 caldo determina un\u2019evaporazione pi\u00f9 massiccia e una maggiore cessione di vapore acqueo e di energia all\u2019atmosfera che alimentano lo sviluppo di piogge pi\u00f9 intense.<\/strong>\u00a0Inoltre,\u00a0<strong>per ogni grado \u00b0C di aumento termico dell\u2019aria, questa \u00e8 in grado,<\/strong>\u00a0secondo la legge di Clausius-Clapeyron,\u00a0<strong>di trattenere il 7% di vapore in pi\u00f9 che a sua volta \u00e8 disponibile a tradursi in precipitazioni pi\u00f9 violente<\/strong>\u00a0(maggiore contenuto di acqua precipitabile). Sono questi i motivi per cui gi\u00e0 ora, e a maggior ragione in futuro, si attende un incremento di frequenza e intensit\u00e0 di episodi alluvionali, soprattutto come ora in autunno, quando le prime depressioni atlantiche si spingono su un Mediterraneo ancora molto caldo dopo l\u2019estate.\u00a0<strong>I climatologi francesi parlano di \u00e9pisodes m\u00e9diterran\u00e9ens,<\/strong>\u00a0come quello che il 2-3 ottobre 2020 ha sconfinato anche sul Nord Italia, e analizzando le serie di precipitazioni giornaliere estreme hanno individuato un aumento di intensit\u00e0 media del 22% degli eventi pi\u00f9 forti di ciascun anno nel Sud della Francia durante il periodo 1961-2015, ma significativi incrementi risultano anche per la frequenza degli episodi, il volume di acqua precipitata e l\u2019estensione delle zone colpite (articolo originale di Ribes et al., 2019, sulla rivista Climate Dynamics)\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/20201004-EpisodeMediterraneens.png\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\">\n<p style=\"text-align: center\"><em>Andamento dell\u2019intensit\u00e0 delle piogge estreme nella Francia mediterranea tra il 1961 e il 2015. Al netto di una forte variabilit\u00e0 interannuale, si nota un significativo incremento delle anomalie positive (anni con estremi di pioggia pi\u00f9 forti = barre verdi) (fonte: MeteoFrance).<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/datimeteoasti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Episodi-Mediterranei-1024x647.png\" \/><\/p>\n<div class=\"google-auto-placed ap_container\" style=\"text-align: center\"><em>Gli episodi mediterranei sono legati a\u00a0risalite di aria calda, umida e instabile dal Mediterraneo\u00a0che possono generare\u00a0violenti temporali, talvolta stazionari.\u00a0Si verificano in modo privilegiato in autunno, quando il mare \u00e8 il pi\u00f9 caldo, il che favorisce una forte evaporazione (fonte: MeteoFrance).<\/em><\/div>\n<div>Fonte: <a 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