Obey a Firenze, “Make art not war”. In mostra fino al 20 ottobre 2019

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A Palazzo Medici Riccardi le opere dell’artista che trasformò l’immagine di Obama in un’icona tra le più riconoscibili al mondo e dette impulso alla corsa per la Presidenza Usa

Nel trentennale dell’inizio della sua attività di street artist Shepard Fairey in arte OBEY arriva a Palazzo Medici Riccardi, nel cuore di Firenze, con la mostra OBEY. MAKE ART NOT WAR un viaggio visivo che incrocia quattro temi – Donna, Ambiente, Pace, Cultura – ricreando nel museo un’ideale passeggiata nella notte metropolitana.

Con il sostegno della Regione Toscana e il patrocinio di Città Metropolitana di Firenze, da lunedì 8 luglio fino al 20 ottobre 2019, grandi opere e piccole serigrafie di OBEY, grazie al suo messaggio pacifista ed ecologista, stimoleranno riflessioni su temi umanitari, su passaggi esistenziali, su utopie sociali, su valori al di sopra delle leggi.

Un excursus a tutto tondo dedicato ad un artista che, con il suo apporto di creatività, lanciò la prima campagna politica di Obama trasformando l’immagine del futuro presidente degli Stati Uniti in un’icona tra le più riconoscibili al mondo.

«OBEY – spiega Gianluca Marziani, curatore della mostra assieme a Stefano Antonelli – avvicina gli opposti, amando la gente e il fronte aperto della città, immergendo l’arte nella baraonda del quotidiano; al contempo, accetta il corteggiamento di alcune aristocrazie culturali, usando a suo vantaggio gli approcci mondani e i sussurri del fashion system. Shepard Fairey configura la dimensione fluida del presente, fatta di adeguamento agli habitat professionali, approcci inclusivi, semplificazione del linguaggio, di empatia semantica e simboli catartici. OBEY è l’epilogo, grafico e concettuale, della miglior arte urbana in circolazione».

Figlio di un medico e di una agente immobiliare, Fairey cresce nella Carolina del Sud, compie studi artistici e nel 1988 si diploma presso l’Accademia d’Arte. Nel 1989, esattamente trent’anni fa, fa il suo esordio nel mondo artistico inventando e realizzando l’iniziativa Andre the Giant Has a Posse, disseminando sui muri della città alcuni adesivi che riproducono il volto del wrestler André the Giant.

Lo stesso Fairey ha poi spiegato che non vi era nessun significato nella scelta del soggetto, il senso della campagna era quello di produrre un fenomeno mediatico e di far riflettere i cittadini sul proprio rapporto con l’ambiente urbano.

L’iniziativa che ha dato visibilità internazionale a Fairey è stato il manifesto Hope che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia, diventato l’icona della campagna elettorale che ha portato il rappresentante democratico alla Casa Bianca.

Il critico d’arte Peter Schjeldahl ha definito il poster “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”. Il manifesto apparve, sempre durante la campagna elettorale del 2008, con altre due scritte: “Change” e “Vote”.

Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey, forse perché i manifesti venivano affissi illegalmente, come nella tradizione dell’arte urbana, ma il presidente, una volta eletto, inviò una lettera all’artista, resa poi pubblica, in cui lo ringraziava per l’apporto creativo alla sua campagna. La lettera si chiude con queste parole: “Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.

Nel gennaio 2009, il ritratto “HOPE” è stato acquisito dalla National Gallery Portrait degli Stati Uniti per entrare a far parte della sua collezione permanente. È stato presentato e messo in mostra il 17 gennaio 2009.

«OBEY – aggiunge ancora Marziani – è il prototipo fluido del nuovo artista politico, perché ha capito che i temi scottanti si affrontano con simboli e intelligenza visiva, con l’impatto rapido di un messaggio in cui riconoscersi senza confondersi. In genere le opere d’arte usano la fotografia come traccia editoriale, nel caso di OBEY ogni lavoro si completa con la fotografia rapida da smartphone, raggiungendo così lo stadio liquido del processo creativo, andando oltre il semplice documentare».

I social media moltiplicano le matrici – l’opera d’origine – in maniera random, sorta di pandemia figurativa che delocalizza l’opera in un parallelo di vita digitale, ricreando tante anime e altrettanti corpi dietro l’apparenza. Il disegno iniziale, la matrice da stampare, le declinazioni su formati e materiali diversi, la pubblicazione cartacea, l’uso per multipli e altri oggetti, fino alla viralità digitale che permette infinite variazioni sul tema, sfidano i termini del copyright, stimolando l’artista a nuove soluzioni: tutto questo definisce la vita biologica di un’opera liquida targata Shepard Fairey.

Autore anche della riprogettazione della mascotte Mozilla dell’omonimo web navigator, Fairey appare nel documentario di Banksy sull’arte urbana “Exit Through the Gift Shop”.

È stato socio fondatore, insieme a Dave Kinsey e Phillip DeWolff, dello studio di design BLK / Mrkt Inc. da 1997-2003, specializzato in guerrilla marketing producendo campagne marketing di grande impatto. Nel 2003 ha fondato il numero Studio One agenzia di design con la moglie Amanda Fairey, creando anche le immagini per le copertine degli album di artisti di prim’ordine, tra cui The Smashing Pumpkins, Led Zeppelin e Anthrax.
Nel 2004, Fairey ha anche prodotto una serie di manifesti ” anti-guerra , anti- Bush ” per una campagna di arte di strada chiamato ” Siate la rivoluzione “.

«La mostra di Obey – dichiara il Sindaco di Firenze Dario Nardella – è un ulteriore passo in avanti in quel dialogo tra Rinascimento e Arte contemporanea, in particolare la street art, che oltre ad essere esso stesso un messaggio consente a Firenze, attraverso Palazzo Medici Riccardi, di fare interloquire passato, presente e futuro delle arti uniti da un filo originale e solido di continuità. Il messaggio di Obey arriva dritto: c’è bisogno di lavorare ad un sogno. Obey lo fa precedere spesso dall’espressione “We the people”, “Noi la gente”, “Noi le persone”, “Noi il popolo”: non fa distinzioni, ma interpreta graficamente un’esigenza, anche non confessata dalla stessa “gente”, che è quella di ritrovarsi in un noi pacificato, capace di fare da contraltare all’individualismo di massa e alla paura alimentata dalle fake news».

La mostra, prodotta e organizzata da MetaMorfosi, in collaborazione con Spirale d’Idee, è dedicata a Pina Ragionieri, la storica direttrice di Casa Buonarroti a Firenze, profonda conoscitrice e raffinata studiosa di Michelangelo ma, al contempo, affascinata anche dalle forme dell’arte contemporanea. A lei, scomparsa soltanto da pochi mesi, che tante volte era stata a fianco di MetaMorfosi offrendo la sua sapiente e appassionata collaborazione nella realizzazione di mostre di grande respiro nazionale ed internazionale, la mostra è dedicata come un omaggio e un grazie riconoscente.

«Ricordiamo la nostra amica Pina – Giuseppina Sergi Ragionieri – con cui abbiamo condiviso anni ed esperienze straordinarie – afferma il presidente di MetaMorfosi Pietro Folena – Ci piace raccontare , in questa occasione, la sua passione per l’arte e per il bello di ogni epoca, senza pregiudizi, alla ricerca della comprensione delle nuove forme di creatività e di espressione culturale. Shepard Fairey, in arte Obey, ha, come gli artisti del Rinascimento, la forza del disegno e del colore. L’arte sui muri, oggi e ieri. Grazie a Pina, al suo rigore, alla sua curiosità, alla sua intelligenza. Ti portiamo per sempre con noi».

A questo link è possibile scaricare una selezione di immagini di opere in mostra.