Il presidente della federazione florovivaistica toscana: “Ma serve cambiare le regole delle gara d’appalto che svantaggiano la qualità dei vivai di Pistoia”

“C’è solo da applaudire un Comune come quello di Firenze che decide di avviare una vera e propria rivoluzione del proprio patrimonio arboreo urbano” così Francesco Mati, presidente della federazione florovivaistica di Confagricoltura Toscana, commenta il piano di Palazzo Vecchio che prevede la sostituzione degli alberi alle Cascine e via via nelle altre zone della città.

“Rinnovare gli alberi è necessario – spiega Mati – perché anche loro invecchiano e troppo spesso nel passato sono stati oggetto di manutenzioni errate, come certe potature fatta da inesperti, che ne hanno compromesso sia la vitalità che la stabilità. Quello che quindi Firenze ha deciso di fare è una operazione necessaria per garantire la sicurezza e la salute pubblica per i prossimi decenni, da 30 a 60 anni e più in base a specie e aree d’intervento”.

“ Una scelta che dovrebbe diventare modello a livello nazionale – aggiunge Mati – perché sono tante le città che hanno questa necessità, perché sono migliaia i comuni italiani dove la cura e il livello di attenzione al patrimonio arboreo urbano è stato di scarso livello negli ultimi 30 anni”.

“Se ci si muoverà in questa direzione i florovivaisti di Pistoia sono pronti a dare una mano – dice Mati – forti delle loro competenze e capacità. Ad esempio uno dei problemi ambientali più rilevanti di queste operazioni riguarda il trasporto delle piante. Più arrivano da lontano più l’impatto ambientale sarà alto. sarebbe logico quindi anche in questo caso usare sistemi che riducano questo iato. Al momento però le regole sulle gare d’appalto non permettono l’uso di questi criteri ambientali nonostante che al tavolo del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Agricoltura proprio la sostenibilità sia stata ritenuta misura indispensabile per valutare ogni intervento”.

“Si tratta di criteri che le amministrazioni pubbliche della Toscana dovrebbero fare propri al fine di costruire col distretto florovivaistico di Pistoia un vero e proprio accordo quadro. Questo consentirebbe ai vari comuni toscani di avere un prodotto di alta qualità a prezzi più bassi e fornito da Pistoia, cioè da una distanza minima- propone Mati- . E’ il metodo del contratto di produzione che in Europa è prassi comune, ma che ha anche esempi italiani come per il Bosco Verticale di Milano. In questa maniera metteremo così insieme sia la necessità dell’amministrazione pubblica sia le potenzialità produttive del più importante distretto vivaistico d’Europa e questo andrebbe a beneficio di tutta la Toscana”.

Fonte: Confagricoltura Toscana