Mattinata di lavori a Firenze. Giani: “Toscana forte e determinata”. Monni: “Un nuovo modello di confronto, tutti i soggetti al tavolo”. Saccardi: “Semplificare la costruzione di invasi privati per le aziende agricole”. I saluti del ministro Pichetto Fratin. Presente Fabrizio Curcio.

Tutelare l’acqua e tutelarci dall’acqua. E’ il tema dei temi, più attuale che mai, una priorità a cui la Regione ha dedicato al Teatro de La Compagnia la 1 Conferenza toscana: l’avvio di una stagione di pianificazione che consegnerà ai cittadini il nuovo Piano di tutela dell’acqua e quello della Transizione ecologica.

I mille volti ed usi della risorsa idrica sono al centro della giornata organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con Fondazione Ewa – Earth and Water Agenda, Autorità di bacino distrettuale Appennino centrale, Autorità di bacino distrettuale Appenino settentrionale, Autorità di bacino distrettuale fiume Po, Autorità idrica toscana (Ait), Associazione nazionale bonifiche irrigazione (Anbi), Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), Agenzia per la protezione ambientale Toscana (Arpat), Confservizi Cispel Toscana, Consorzio Lamma e Unione Province d’Italia (Upi) che si è svolta oggi a Firenze. Un parterre in grado di offrire un quadro ragionato e autorevole su come migliorare la gestione dell’oro blu in Toscana. I lavori a sono stati aperti dal presidente della regione Eugenio Giani seguito dal presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo e dalla vice presidente e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi.

A moderare l’evento Erasmo d’Angelis, presidente della fondazione Earth water agenda, che ha condotto i lavori articolati in tavoli tematici e introdotto il video messaggio del ministro Pichetto Fratin. Sono intervenuti il presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, Gianni Lorenzetti, presidente di Upi Toscana, il direttore del Dipartimento nazionale di Protezione Civile Fabrizio Curcio, l’assessora all’ambiente Monia Monni promotrice dell’iniziativa, la Direttrice generale di Ispra Maria Siclari e Alessandra Petrucci Rettrice dell’Università di Firenze, la Coordinatrice del World Water Assessment Programme (Wwap) dell’Unesco, Michela Miletto.

“I cambiamenti climatici- ha dichiarato il presidente Giani in apertura dei lavori- sono sotto gli occhi di tutti e in Toscana li abbiamo affrontati con forza e determinazione, mettendo in campo una serie di proposte che oggi sono confermate”. Il presidente ricorda gli episodi dell’estate scorsa: “I primi giorni di agosto dichiaro lo stato di emergenza per siccità e incendi – a Massarosa, Camaiore, Maremma, con ettari di bosco andati distrutti –, con la necessità di attingere acqua dai laghetti per far fronte agli incendi con i canadair; dopo ferragosto dichiaro lo stato di emergenza per la bomba d’acqua che ha colpito tutta la costa e devastato il territorio al di qua e al di là delle Apuane. La situazione è questa, da un giorno all’altro si passa dalla siccità alla bomba d’acqua”. E’, appunto, il segno dei cambiamenti climatici: “I fiumi debbono avere casse di espansione e in Toscana siamo al primo posto in Italia: dal lago di Bilanciano, al Roffia, con 5 milioni di metri cubi d’acqua; poi c’è quello che stiamo facendo a Pizziconi e Restoni nell’area di Figline Incisa, e contemporaneamente quello che stiamo pensando nella Val di Cecina e studiando con piano di fattibilità a San Piero In Campo”.

Durante la mattinata sono sono stati presentati anche i risultati dei tavoli tematici (svolti fra il 12 e il 15 giugno): tra i temi trattati l’agricoltura, il ruolo dei Consorzi di bonifica, il servizio idrico integrato, la tutela della risorsa, i cambiamenti climatici e i corpi idrici in Toscana, la prevenzione e il sistema regionale di Protezione civile.

“Dopo due anni molto impegnativi in cui le emergenze si sono succedute l’una all’altra, ho voluto fortemente organizzare un momento di confronto sull’acqua con enti, istituzioni, cittadine e cittadini – ha detto Monni -. I tavoli tematici che si sono svolti nelle scorse settimane sono stati molto partecipati e hanno offerto spunti importanti per la redazione del Piano della transizione ecologica e del Piano per la tutela dell’acqua. L’obiettivo è una pianificazione moderna, contemporanea che tenga conto del tempo che viviamo caratterizzato dalla crisi climatica. Oggi affrontiamo fenomeni che sono facce della stessa medaglia: piogge forti, localizzate, sempre più intense, meno prevedibili che si alternano a periodi di grande siccità. Il tema è quello di tutelare l’acqua e tutelarci dall’acqua; lavorare alla resilienza dei nostri territori. Investiamo ogni anno 100 milioni in manutenzione e altrettanti in nuove opere. Abbiamo cantieri aperti per quasi 500milioni contro il dissesto idrogeologico. Ma bisogna lavorare anche sulla causa dei cambiamenti climatici e quindi fare una campagna di lotta e di riduzione delle emissioni climalteranti che passa soprattutto dalla conversione verso le energie rinnovabili.

Sul tema della siccità la Toscana, con un lavoro corale, ha presentato al governo un piano da 800 milioni di opere pronte ad essere cantierabili e che ci permetterebbero di mettere ancora più in salvaguardia una risorsa fondamentale per la nostra comunità toscana. Confidiamo che il Governo dia seguito agli annunci con un impegno altrettanto concreto”.

Gestire acqua non significa solo difendere il territorio dal dissesto idrogeologico e idraulico. L’agricoltura lo scorso anno, precisa l’assessora al ramo Stefania Saccardi “ha scontato moltissimi problemi e conseguenze anche sotto il profilo della concorrenza che c’è da altre parti del mondo. Un tempo sarebbe stato inimmaginabile irrigare colture come vite e ulivo, oggi invece, se non pensiamo a un’irrigazione anche di queste colture, rischiamo di non avere una produzione di qualità che normalmente è il punto di forza di questa regione”. “E oggi lo scopo è ritrovare e recuperare i tanti laghetti esistenti e lavorare sulla semplificazione amministrativa per realizzarne altri”.

“In assenza di grandi infrastrutture, dobbiamo spingere per la realizzazione di piccoli invasi anche aziendali che consentano fare tesoro dell’acqua – continua l’assessora -; ma senza una forte semplificazione di tipo amministrativo, molte delle risorse che abbiamo messo nel Psr sull’idrico aziendale, quasi 8 milioni, rischiano di rimanere sulla carta”. Operativamente si tratta di “riaprire i termini per denunciare i laghetti esistenti, il Lamma anni fa ne aveva censiti circa 16mila; fare un accordo con i consorzi di bonifica per capire se il pubblico si può far carico anche della gestione dei piccoli laghetti privati e soprattutto introdurre norme che consentano alle imprese agricole di realizzarli, così da non andare ad attingere all’acqua delle falde del sottosuolo attraverso i pozzi”. Il problema, conclude Saccardi, sono “una quantità di lacci e lacciuoli, e di autorizzazioni – e non penso solo da parte della Regione – che rendono complicato fare gli invasi anche avendo risorse e la volontà di farli”.

Piano di tutela dell’acqua e Piano della transizione ecologica

La Regione Toscana ha investito e tuttora investe nello studio e nella rilevazione dei dati relativi ai vari segmenti del ciclo idrologico: le piogge, le portate dei fiumi e delle sorgenti, i livelli delle falde, la chimica e la biologia delle acque e degli ambienti acquatici, fabbisogni per i vari usi dell’acqua, attuali e futuri.

La costituzione di grandi riserve e di infrastrutture per il trasporto e la distribuzione di acqua sul territorio sicuramente costituiscono la soluzione più definitiva, ma realizzabile nel lungo periodo.

Nel breve e nel medio periodo invece le strategie vincenti sono rappresentate dall’introduzione nel ciclo idrologico di risorse non convenzionali, come le acque reflue affinate e le acque marine trattate (in parziale alternativa dell’acqua prelevata da falde e sorgenti) e dalla messa in campo di soluzioni progettuali tecnologicamente avanzate. In Toscana abbiamo centri di eccellenza, sia universitari che aziendali, e questo è un dato di fatto che interessa anche il sistema della ricerca scientifica.

Piano di Tutela dell’Acqua (PTA)

Il PTA è un piano regionale che parte dall’Europa, è disciplinato dal D.Lgs.152/2006 e rappresenta lo strumento per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici fissati nei Piani di Gestione delle Acque (PGA) dei tre distretti idrografici dell’Appenino Settentrionale, Centrale e del Fiume Po in cui la Toscana è ricompresa; i PGA sono previsti dalla direttiva 2000/60 che istituisce il “Quadro per l’azione comunitaria in materia di acque “, attualmente siamo al III ciclo di pianificazione 2021-2027.

Il PTA tra le altre misure in tema di depurazione approvvigionamento e stoccaggio, incentiva gli interventi di ricarica delle falde, il riuso, il riciclo, gli interventi di riqualificazione fluviale, la realizzazione di ecosistemi filtro e altri sistemi di depurazione naturale, gli stoccaggi e drenaggi urbani, considerandoli parte importante di una strategia vincente per migliorare la qualità e la quantità delle acque, e quindi il raggiungimento degli obiettivi prefissati, promuovendo la collaborazione dei vari enti che amministrano le comunità e che operano sul territorio.

Più in generale, il PTA promuove la tutela delle acque e la corretta gestione delle risorse idriche toscane collegando e rendendo tra loro coerenti le politiche, le pianificazioni e le programmazioni regionali e fornendo un quadro conoscitivo coordinato essenziale per facilitare l’azione amministrativa regionale in materia di autorizzazioni, concessioni e pareri sul tema acqua.

Il piano è la cornice dove costruire le strategie per affrontare i cambiamenti climatici in atto incluse le periodiche e ricorrenti crisi idriche, tendenti a divenire strutturali e che investono tutte le componenti sociali e produttive della nostra regione.

Gli strumenti che il PTA può mettere in campo per raggiungere tali obiettivi sono:

a) le disposizioni attuative, rivolte ai singoli soggetti competenti, misure di tutela quali-quantitativa e gestione dei prelievi, di risparmio idrico, riciclo e riuso della risorsa, misure di adattamento agli effetti del cambiamento climatico;

b) l’adeguamento alle previsioni del PTA, da parte dell’AIT, del piano dei gestori del SII;

c) il coordinamento operativo con le azioni del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), specialmente riguardo all’irrigazione ed all’uso sostenibile di fitofarmaci e fertilizzanti;

d) il coordinamento con la programmazione regionale in materia di bonifiche con particolare riferimento al ripristino ambientale delle aree ad inquinamento diffuso;

e) l’adeguamento alle previsioni del PTA degli strumenti urbanistici degli Enti locali.

f) le procedure negoziate come gli accordi di programma;

g) le direttive e gli indirizzi tecnici, della Giunta Regionale, per materie e/o settori o per ambiti territoriali riguardo la tutela delle acque e la corretta gestione delle risorse idriche;

h) la promozione e il sostegno ai Contratti di Fiume, di lago e di falda, che si configurano come la fabbrica ideale per i territori di proposte strutturate e condivise che perseguono l’approccio integrato “difesa delle acque e difesa dalle acque”.

Piano della Transizione Ecologica (PRTE)

La sfida dei cambiamenti climatici e della transizione ecologica richiede una Pubblica Amministrazione che sia in grado di dare risposte complessive, non più settoriali, ma integrate e convergenti verso un unico obiettivo comune. Con questo scopo è stata recentemente approvata in Consiglio Regionale la legge n.35/20222 che ha istituito il Piano regionale per la transizione ecologica (PRTE).

La finalità è proprio quella di definire un unico quadro programmatico aggiornato agli obiettivi di livello internazionale e proporre politiche volte sia alla riduzione delle emissioni e all’incremento delle energie rinnovabili che alla promozione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici già (palesemente) in atto (come ad esempio la tutela della biodiversità e della risorsa idrica).

Il PRTE intende divenire uno strumento programmatico strategico coordinato con Agenda 2030, con il Piano Nazionale della Transizione Ecologica e con Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La redazione del Piano è già stata avviata ed a breve sarà presentata l’Informativa preliminare, il primo momento formale che aprirà una fase di partecipazione con tutti i cittadini toscani, poiché il cambiamento passa anche e soprattutto dalla loro condivisione degli obiettivi.

Allo stesso tempo la legge ha istituito un “Comitato Scientifico per la transizione ecologica della regione Toscana” che svolgerà una funzione propulsiva e consultiva rispetto alle fasi di programmazione, attuazione, e monitoraggio del Piano.

Sarà l’occasione per associare all’azione amministrativa la competenza del mondo della ricerca e dello sviluppo tecnologico, con il coinvolgimento delle nostre Università e dei Centri di ricerca toscani.

La Toscana si è data l’obiettivo di trasformarsi in una regione circolare, carbon neutral, resiliente ai cambiamenti climatici, il PRTE e il PTA potranno rappresentare gli strumenti principali in cui veicolare questo cambiamento.